Si chiama Conto energia ed è l’iniziativa rilanciata dai ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico per favorire la produzione di elettricità tramite impianti fotovoltaici. Rispetto a precedenti esperienze, per esempio il progetto “Tetti fotovoltaici? il contributo pubblico previsto non viene più assegnato a fondo perduto in relazione ai costi di installazione dell’impianto, ma viene riconosciuto come incentivo in base all’energia prodotta. In pratica, i vostri pannelli solari vengono allacciati alla rete elettrica: l’energia che producete in più rispetto al vostro fabbisogno viene accumulata o trasferita in rete. Il Gestore dei servizi elettrici (Gse) fa il conteggio di quanta elettricità avete prodotto e ve la paga a una tariffa pari a circa tre volte quella che normalmente vi addebitano in bolletta. Si instaura quindi uno scambio: se consumate più elettricità di quanta ne produce il vostro impianto fotovoltaico, pagherete la differenza al fornitore. Se invece ne producete di più, quella che non vi serve entra in rete e può prendere due strade: con la modalità chiamata “scambio sul posto?i kWh in eccesso vi rimangono in credito fino a tre anni; con la modalità “vendita? invece, il gestore ve li paga. Quale delle due conviene? In linea di massima, date le tariffe applicate, è opportuno ricorrere alla modalità “vendita?solo se l’impianto produce almeno il 30% di energia in più rispetto al vostro fabbisogno. Con il Conto energia il vantaggio è duplice: da una parte potete avere il guadagno conseguente alla produzione dell’elettricità, dall’altro il risparmio dato dal fatto che non pagate le bollette, visto che l’energia ve la producete in proprio. I benefici di questa scelta non sono solo economici, ma anche ambientali. L’energia prodotta con il fotovoltaico non presuppone l’utilizzo di combustibili: per ogni kWh prodotto si risparmiano circa 250 g di olio combustibile e conseguentemente si evita l’emissione di circa 700 g di CO2 e di altri gas dannosi perché aggravano l’effetto serra. Ovviamente, l’unione fa la forza: nel senso che i vantaggi ecologici realizzati da ogni singolo impianto diventano davvero consistenti considerando una buona diffusione di questo modo alternativo di produrre elettricità. Gli incentivi per il fotovoltaico vengono frazionati sulle bollette di tutti gli italiani, che si troveranno a pagare qualche spicciolo in più ogni bimestre. Possono chiedere di accedere al Conto energia i proprietari di impianti fotovoltaici realizzati in base ai requisiti richiesti dal decreto ministeriale 19 febbraio 2007, purché non abbiano beneficiato dei vantaggi economici previsti dai precedenti decreti interministeriali del 28 luglio 2005 e 6 febbraio 2006. L’incentivo, che deve essere richiesto al gestore della locale rete elettrica (Enel,Aem, Acea?, viene concesso sia per i singoli impianti personali sia per quelli condominiali e per gli edifici pubblici. * Tariffa. Per impianti da 1 a 20 kW, cioè utilizzabili in villette e condomini, il Gestore dei servizi elettrici per 20 anni paga ai produttori domestici una tariffa differente a seconda del grado di integrazione architettonica dell’impianto nell’edificio: la tariffa è di 40 centesimi al kWh per impianti non integrati (per esempio in giardino o su un terrazzo), 44 centesimi al kWh per impianti parzialmente integrati (per esempio appoggiati sulle tegole) e 49 centesimi al kWh per impianti integrati (per esempio, parti integranti del tetto o pensiline). Informazioni dettagliate sono reperibili sul sito del Gestore (www.grtn.it). * Ammortamento. In linea generale il capitale investito inizialmente per installare un impianto fotovoltaico con un buon livello di efficienza viene recuperato nel giro di 8 ?10 anni nelle regioni meridionali, mentre in quelle settentrionali bisogna attendere circa un paio di anni di più.

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